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Come segnalare un post diffamatorio su Facebook

Il termine ormai noto di diritto all’oblio fonda le sue basi sulla normativa di cui all’articolo 17 del GDPR, che tiene conto del diritto di richiedere la deindicizzazione stabilito dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia Europea con la sentenza c.d. Costeja.

La sentenza Costeja in breve

La pronuncia conosciuta ormai con l’appellativo del soggetto che propose il ricorso per rimuovere le informazioni dal web sul suo conto, vale a dire il Sig. Costeja, venne pronunciata dalla Corte di Giustizia Europea, in acronimo CGUE, nel maggio del 2014 e chiarì che un soggetto interessato ha la facoltà di chiedere al fornitore del motore di ricerca, di rimuovere notizie pregiudizievoli, obsolete e non aggiornate nonché link verso pagine web dall’elenco di risultati, anche definita query, che appare nei suggerimenti successivamente all’immissione nella barra apposita di parole chiave e dati, quali nome e cognome di un soggetto.  

A seguito della sentenza summenzionata, gli interessati ad ottenere la cancellazione o la deindicizzazione dei loro dati personali dai motori di ricerca, appaiono essere maggiormente consapevoli sul loro diritto di cancellazione. Sul punto è stato osservato che le Autorita? di controllo, quale Garante Privacy, hanno avuto un aumento del numero di reclami riguardanti il rifiuto da parte dei fornitori di motori di ricerca per la deindicizzare di link lesivi.

Google e la diffamazione

Google al fine di proteggere la privacy nonché la reputazione dei soggetti ha assunto una politica, contenuta nella sua privacy policy atta a rimuovere qualsivoglia tipo di contenuto che per motivi legali specifici, ad esempio diffamazione, pedopornografia, legge sul copyright etc., violano le norme nazionali di protezione dei dati personali e che costituiscono reato ai sensi del codice penale.

Il furto di identità e la diffamazione, cosa dice la giurisprudenza

Laddove si foste vittima di una diffamazione è sempre bene avvisare le autorità competenti, anche quando la stessa viene perpetrata sui social, invero, è necessario al fine di rendere la descrizione dei fatti ancora più provante per il Giudice, allegare la pagina social, il commento diffamante e così via.

In particolare sulla diffamazione e sul furto di identità, la Corte di Cassazione ha ribadito che laddove non vi fosse stata la denuncia del furto d’identità digitale, la persona cui appartiene il profilo sui social è indiziato di avere la paternità dei post che vi appaiono. 

Segnalare un post su Facebook

Segnalare un post su facebook è davvero semplice, il primo passo passaggio è quello di individuare il post che si vuole segnalare. Preliminarmente necessario chiarire che Facebook mette a disposizione un collegamento diretto alla propria pagina per poter segnalare il gruppo. 

Dunque, una volta individuato il post che viola le regole del social e necessario cliccare sul pulsante delle impostazioni, in questo caso indicato con I tre puntini, in alto a destra, proprio al di sotto del nome del gruppo e poi selezionare la sezione “segnala il gruppo”. Una volta fatto ciò si aprirà una schermata intitolata “invia una segnalazione”, nel riquadro che ci appare verranno elencati i motivi per cui è possibile segnalare il post Facebook che sono:

– nudo o atti sessuali;

– include intimidazioni o bullismo;

– incitamento all’odio;

– vendite non autorizzate;

– informazioni false;

– spam.



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