Proteggere dai ransomware informazioni personali e riservate

Nell’ultimo decennio sono di molto aumentate le notizie riguardanti i cybercrimini, vale a dire quei crimini che vengono commessi tramite la rete internet. Dunque, accade frequentemente che si venga in contatto con spam, pubblicità indesiderate, link dall’aspetto strano o che vengono inoculati, tramite questi link, dei virus all’interno del nostro dispositivo.

Uno dei fenomeni che ha preso sempre più piede nel web è quello che viene denominato phishing; si o del catfishing.

Attualmente competente per questo tipo di segnalazioni, oltre alla Procura e dunque l’Autorità giudiziaria in senso stretto è il Garante per la privacy, che è proprio l’Autorità competente in seno alle problematiche circa l’acquisizione illecita di dati personali, altresì competente a decidere non solo sui reclami inerenti al diritto all’oblio, ed alla cancellazione dei dati, ma anche in ordine a queste fattispecie.

La nuova frontiera dei virus i ransomware

Preliminarmente chiariamo cosa sono i ransomware, ebbene questi sono dei virus informatici che rendono inaccessibili i file dei computer infettati, a seguito dell’immissione di questi sul dispositivo della vittima, viene richiesto il pagamento di un riscatto al solo fine di rimuoverli.

In sostanza sono dei cyber attacchi estremamente remunerativi per l’agente criminale ed è proprio per questa una delle cause per cui negli ultimi anni è diventato così famoso.

Un incremento dovuto alla pandemia

Proprio grazie alla facilità con cui vengono estorti i soldi, un incremento pazzesco si è avuto in a pandemia. Si ricordi che durante il periodo nero e critico della malattia da Covid-19 molti sono stati i fattori che hanno causato ‘l’aumento del fenomeno, tar cui sicuramente  l’aumento vertiginoso del in smart working o anche la conseguente espansione delle criptovalute, le quali qui si ricorda hanno permesso di operare attraverso canali pseudo-anonimi.

Quali sono i danni del ransomware

Un attacco della portata di quella descritta ha come effetto quello di causare sicuramente molteplici danni a dispositivo su cui viene immesso, nonché al soggetto a cui viene chiesto il riscatto per lo sblocco, sia questo persona fisica o giuridica, intesa come azienda. di seguito elenchiamo quelli che sono i maggiori rischi:

-preme indicare la sostanziale intromissione nell’integrità dei dati, i quali vengono cifrati dal virus ransomware;

– ancora, viene minata la disponibilità e la corretta fruizione di uno o più servizi;

-in ultimo, ma non per importanza, sicuramente viene danneggiata la privacy dei dati, i quali possono riferirsi anche a informazioni personali.

Come viene effettuata l’estorsione

Orbene, una volta chiariti quali sono i profili di danno, le possibilità con cui viene effettuata l’estorsione possono essere essenzialmente di questo tipo.

In primo luogo viene operata una cifratura dei dati. In questo senso alle vittime viene richiesto il pagamento di una somma, spesso proposta in base al fatturato dell’azienda, al fine di riottenere l’accesso a dati e sistemi compromessi a causa della cifratura. Una vera e propria estorsione.

Ancora, potremmo incorrere nella pubblicazione dei dati. In questo caso, se la persona giuridica si rifiuta di pagare il riscatto, gli hacker potrebbero pubblicare tutte le informazioni carpite fraudolentemente. Altresì, è possibile che i criminali pongano in essere vere e proprie minacce ai contatti. In questo caso chi verrà contattato saranno i clienti, i fornitori, i partner ed i dipendenti, minacciandoli di divulgare le loro informazioni personali. Per proteggerci da questi attacchi è sempre bene evitare di aprire link non sicuri, e sopratutto prestare molta attenzione sui siti in cui navighiamo.

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