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Come far sparire il proprio nome da Google

Diritto all’oblio, diritto alla deindicizzazione, protezione dei dati personali, web reputation, cybersecurity: sono solo alcuni tra i numerosissimi nuovi termini con cui veniamo a contatto da ormai qualche anno. Una particolare svolta c’è stata dal’introduzione del nuovo Regolamento Ue 679/2018, che ha introdotto diritti nel mondo di internet come il diritto alla deindicizzazione, relativamente recente

Così come il diritto all’oblio, anch’esso relativamente recente anche se introdotto poco prima, il diritto alla deindicizzazione non prevede l’eliminazione di un contenuto, bensì la sua mancata indicizzazione (appunto) all’interno del motore di ricerca. Vediamo meglio insieme di cosa si tratta e come far sparire il proprio nome da Google.

 

Cosa succede quando si deindicizza un contenuto su Google

Cosa significa tutto ciò? Basta immaginare una qualsiasi ricerca fatta con delle parole chiave su Google: mediante questi termini di ricerca, vengono di solito trovati dei contenuti sul web che corrispondono a tali criteri e quindi vengono posizionati e messi in ordine da Google, così da renderli visibili agli utenti che effettuano la ricerca. Bene: immaginiamo ora di effettuare una ricerca con il nostro nome e cognome come termini di ricerca; essi funzionano come qualsiasi altra query, quindi teoricamente appariranno tutti i risultati, ordinati secondo alcuni criteri dell’algoritmo Google, che contengono al loro interno queste parole chiave. Immaginiamo ora di trovare, tra questi risultati, delle notizie e dei contenuti personali che non vorremmo fossero visibili all’intera popolazione europea. In queste situazioni, nel caso fossero rispettati i requisiti del del diritto all’oblio, si può richiedere la deindicizzazione del contenuto mostrato tramite una specifica URL. In questo modo, se la richiesta di deindicizzazione verrà accolta ed il contenuto sarà deindicizzato, al momento di una ricerca effettuata con il tuo nome e cognome come parole chiave, tale risultato indesiderato non sarà più mostrato all’interno della pagina di ricerca Google. Il che non significa la sua completa rimozione da internet, perché volendo è sempre raggiungibile in altri modi, ma sicuramente è il primo grande passo verso l’invisibilità di quel contenuto, considerando quanto sia importante ed utilizzato Google al mondo d’oggi.

 

Come e quando interviene il Garante della Privacy?

Il GDPR, ovvero l’acronimo con cui è meglio conosciuto il Regolamento Generale europeo per la Protezione dei Dati, si occupa di tutelare tutti i cittadini dell’Unione Europea ed allo stesso tempo disciplina il trattamento dei dati personali da parte di qualsiasi tipo di azienda, che siano catene di negozi, Social Network e motori di ricerca compresi. Ognuna di queste organizzazioni deve quindi rispettare tale regolamento, monitorare e documentare tutte le attività di trattamento di dati personali.

Questo è lo stesso motivo per cui, inoltre, tutti i motori di ricerca si sono dovuti adeguare al GDPR ed al diritto all’oblio da esso sancito e fornire a tutti i loro utenti gli strumenti necessari per esercitare tale diritto. In questo modo, nel caso in cui un utente volesse far sparire il proprio nome da Google e non riuscisse a far rimuovere i contenuti indesiderati dal webmaster del sito stesso, può provare a fare richiesta a Google di deindicizzare i contenuti.

Se neanche Google accetta la sua richiesta ma l’utente, insieme all’ausilio di un legale che lo consiglia e gestisce la sua causa, ritiene che sia invece suo diritto ottenere tale rimozione, può rivolgersi direttamente al Garante della Privacy. Mediante questa autorità, infatti, possiamo avere una nuova occasione per appellarci al diritto all’oblio e per ottenere quindi la deindicizzazione degli URL indesiderati.

 

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