L’intelligenza artificiale applicata nel campo della giustizia

Sempre più spesso si sente parlare di intelligenza artificiale o anche AI, questa allo stato viene applicata con successo in vari settori, ad esempio quelli della tecnologia o anche dei social media, si pensi a Twitter o Facebook. Proprio quest’ultimo di recente si è scontrato con una realtà poco piacevole, il non perfetto funzionamento del proprio algoritmo che non permette di moderare alcuni post laddove questi siano scritti in lingua diversa da quella inglese, e contribuisce così alla divulgazione di fake news e di ricorsi per la deindicizzazione o la eliminazione di notizie e contenuti che ledono la web reputation di un soggetto.

Le applicazioni odierne dell’intelligenza artificiale

Ad ogni modo, prescindendo dal caso di Facebook per il quale vi è un articolo apposito, l’intelligenza artificiale è stata anche applicata con grande successo in campo settore medico; le evoluzioni proprio in questo settore hanno portato alla salvezza di milioni di vite, grazie alle tecnologie che permettono, ad esempio, di poter creare arti meccanici che funzionano proprio con questo tipo di intelligenza artificiale. Altresì, un’altra applicazione, magari inconsueta è stata quella indotta nel campo della difesa, dei trasporti, e quello sicuramente più famoso a livello industriale. Non si dimentichi che non è di risalente tempistica la notizia circa la creazione di robot dalle sembianze umane, nel dettaglio macchine automatiche, in grado di aiutare l’uomo nei più disparati lavori. 

Cosa è l’intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale, dunque, viene intesa come quella capacità di un sistema tecnologico diverso da quello umano ma con le medesime caratteristiche in grado di risolvere problemi ovvero di svolgere compiti ed attività che normalmente sono propri della mente umana. L’intelligenza artificiale, come è stato possibile notare da questa breve premessa, viene quasi del tutto utilizzata nei settori più vari. Del resto, anche l’uso di internet ai nostri predecessori doveva sembrare una scoperta alquanto tecnologica e sconvolgente, l’uso di internet nelle nostre normali attività, come leggere notizie, utilizzare la posta elettronica, compiere prenotazioni o acquisti attraverso la carta di credito su Amazon, non è avulsa dalla intelligenza artificiale; certo, sicuramente non a livello di film o serie tv, ma comunque l’intelligenza artificiale è parte integrante delle nostre vite.

L’intelligenza artificiale semi umana

Esistono delle machine che vengono chiamate dagli esperti del settore e-learning, le quali sono in grado di apprendere, sulla base di speciali algoritmi, l’attitudine a formulare previsioni o addirittura sono, ovvero sarebbero, in grado di prendere decisioni. Premesso ciò, non è infrequente oggi che molti studiosi affrontino il tema dell’applicazione della intelligenza artificiale nel campo di applicazione nel settore giudiziario. Sul punto, la Carta Etica europea del 2018 autorizza l’utilizzazione dell’intelligenza artificiale nei sistemi di giustizia penale, ma a condizione che sia “under user control”, nel senso che deve essere comunque garantita dall’intervento umano. 

La Carta etica del 2018

La Carta Etica del 2018, spiega il Consiglio d’Europa che l’ha emanata, è indirizzata: alle start up in materia di legal tech, che hanno come scopo quello di progettare piattaforme di servizi innovativi; agli sviluppatori ed alle autorità cui spettano le decisioni in merito alla regolamentazione nel campo; ancora, ai professionisti nel campo giuridico intesi come magistrati, avvocati e notai.

Quali sono le due facce della medaglia

La nuova tecnologia in questo senso intesa potrebbe avere effetti sia positivi che negativi. Invero, il Consiglio chiarisce che se da un lato vi è la consapevolezza che l’utilizzo di siffatta tecnologia di IA sia in grado di ampliare l’efficienza dei sistemi giudiziari, dall’altro, viene avvertita dai più scettici, e non solo, l’esigenza che gli operatori devono garantire un approccio “responsabile e rispettoso dei diritti fondamentali”. Se una simile tecnologia umanoide venisse inserita nel nostro sistema, le decisioni sarebbero completamente asettiche, non si coglierebbero quelle sfumature che rendono, oggi, il nostro sistema elastico in base al bilanciamento del fatto astratto rispetto a quello in concreto verificatosi. 

Viene infatti analizzata, in particolare, la possibile applicazione di una macchina in grado di pensare e di emettere decisioni in ambito della c.d. “giustizia predittiva”, vale a dire una macchina in grado di enunciare previsioni su un esito di una causa, o anche, addirittura, una macchina che affianchi un magistrato nella fase decisionale del proprio operato.

La normativa oggi vigente permetterà l’uso di magistrati robot? 

La normativa vigente, nel fare riferimento al diritto di ogni persona che la sua causa sia esaminata da parte di un “tribunale indipendente ed imparziale” ai sensi dell’art. 6, co. 1, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, e non solo, invero, la disposizione costituzionale di cui all’art. 111, co. II definisce che ogni processo debba svolgersi davanti ad un “giudice terzo e imparziale” esclude tale possibilità. Dunque per ora l’avvento di una intelligenza artificiale nel campo della giustizia pare essere ancora lontano, anche se con i passi che la tecnologia sta acquisendo, grazie anche alle startup innovative, il campo può essere foriero di elementi in grado di poter raggiungere vette molto alte.

 

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